Richiamo di Cthulhu

Fuori dal tunnel ci sono le tenebre

- cautela -

Dopo aver lasciato il maledetto sotterraneo del negozio di Silas N’Kwane, pregno di stregoneria tribale e maligna, abbiamo deciso di fare ritorno a casa di Mel, per schiarirci le idee, rilassarci un po’ e prestare le prime cure mediche a Frank, gravemente ferito dagli zombi. L’indomani, intorno alle 10:00-10:30, ci siamo recati all’ospedale per permettere al prete di essere curato da professionisti… e alla fine ne abbiamo approfittato anche per chiedere informazioni sull’uomo in fin di vita che avevamo steso nella stanza d’albergo in cui Elias perse la vita. Purtroppo ogni guardia sembra recalcitrante all’idea di aiutarci… non posso biasimarli, siamo solo dei dilettanti in cerca di guai e nessun agente rischierebbe una sanzione disciplinare per favorire le nostre indagini. Tornati a casa di Mel, abbiamo deciso che era giunto il momento di riposare sul serio… dannazione, stavolta potevamo davvero non aprire mai più occhi! Un figlio di puttana, probabilmente un negro del cazzo, ha lanciato una Molotov nella stanza dove io e Mel stavamo dormendo. Per fortuna abbiamo spento le fiamme in tempo, ma il bastardo se l’è data a gambe e nessuno di noi è riuscito a vedere la macchina dalla finestra. Una vendetta prevedibile, ma dalle tempistiche e modalità francamente inattese. In che razza di letamaio ci stiamo infilando? Elias è morto per la sua voglia di ficcare il naso… noi siamo sulla stessa strada, temo.
Spinti dalla frustrazione per non aver compiuto alcun progresso, abbiamo deciso di chiedere aiuto. Dapprima ci siamo rivolti al tenente Martin Poole, rivelandogli l’occultamento di una prova, le seguenti indagini presso la Emerson & Co. e l’attentato alla nostra vita operato dal Silas N’Kwame… quel poliziotto, prima o poi, ci farà sbattere dentro! Rifiutata l’invadente tutela della polizia, ci siamo cercati una sistemazione provvisoria nel Majestic hotel nei pressi della centrale, nel west side. La prudenza, stavolta, è parsa a tutti imprescindibile…chissà perché…
Il giorno seguente, dopo aver fatto una capatina all’ambasciata italiana per chiedere notizie su Nails Nelson, ci siamo diretti alla Carlyle House, speranzosi di poter raccontare a Erica dei nostri sospetti circa gli eventi correlati alla figura del fratello. Purtroppo non abbiamo trovato altri che la governante, impaziente di tornare alle sue faccende domestiche…prima di lucidare per la trentesima volta lo stesso vetro, però, la donna ha per lo meno indicato nell’avvocato Bradley Grey la figura chiave negli interessi della famiglia Carlyle, di Erica in particolare. La nostra tappa seguente, ovviamente, ci ha portati alla Dunstan, Whittleby & Grey, dove una segretaria ci ha fissato un appuntamento con l’avvocato per l’indomani, alle 12:00. Al nostro incontro, il signor Grey si è mostrato una persona cordiale e disponibile a dar credito alle nostre assurde teorie…tanto da organizzare un incontro con Erica Carlyle nella residenza della donna, a nord di New York.
Dopo una mezz’ora di viaggio in macchina, finalmente ci siamo imbattuti nella villa… o meglio, nella reggia! Un cortile enorme, un viale alberato lunghissimo e decine di guardie armate in giro, oltre a cani addestrati e pronti a scattare. Non esattamente un posto rilassante, credo… ma parliamo pur sempre di una donna in grado di ricostruire senza cruccio la Torre di Pisa in banconote da 1 dollaro, quindi immagino sia normale. Superati i controlli, comunque, abbiamo finalmente potuto fare la conoscenza di Erica. Il fratello fu spesso descritto come un Casanova… beh, osservando la sorella credo di intuirne i motivi. Purtroppo non si è trattato di una visita di cortesia… la conversazione si è sin da subito messa sui binari previsti ed è stato sin troppo facile mettere da parte le beltà della signorina Carlyle. Quest’ultima sembra aperta all’ipotesi che il fratello possa essere morto in circostanze diverse da quelle sentenziate dalla giustizia…addirittura, dopo che Mel le ha mostrato la lettera sgrammaticata di Elias, mi è parso quasi voglia riconsiderare il fatto stesso che sia morto! Ci ha rivelato che Jack Brady non avrebbe mai lasciato solo Roger, per nessun motivo, particolare che rende indispensabile capire cos’abbia davvero visto Nelson ad Hong Kong. Erica ha confermato, inoltre, di possedere i libri precedentemente chiusi nella cassaforte di Roger e quanto il fratello, prima di partire, ne fosse assolutamente ossessionato, tanto da indurre la stessa Erica a suggerirgli di rivolgersi al rinomato analista Robert Huston. Elias, nel testo, fa riferimento a questo specialista… e a dei particolari documenti in suo possesso. Una pista molto calda da seguire… così come quella apertaci di Erica, riguardante una ragazza negra in grado di far perdere la testa al fratello Roger. Che si tratti della sacerdotessa, leader della tribù Lingua Scarlatta? Sembra un’assurdità anche solo pensare che una selvaggia proveniente dalla giungla possa attrarre un personaggio di spicco come Roger Carlyle… il che rende il tutto piuttosto plausibile, per paradosso. Dovremmo cercare di scoprirlo quanto prima, possibilmente senza esplodere nel frattempo…
Ho un pessimo presentimento. I miei compagni sembrano prendere gli accadimenti degli ultimi giorni un po’ troppo sottogamba… stiamo rischiando di finire come Elias! Non intendo abbandonare degli amici, soprattutto nel momento del bisogno… ma non posso non interrogarmi sulle nostre possibilità di sopravvivenza… abbiamo avuto un assaggio di quali orrori si celino oltre il sottile velo dell’ingenua quotidianità e trovo suicida imboccare un tunnel oltre il quale ci attendono solo tenebre e morte. In momenti come questi mi rendo conto di quanto sarebbe di conforto la futile protezione fornita dalla fede e mi pento di aver abbandonato Dio tanto in fretta…

Armand O. LaRoche

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Emanu

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